| NATURA DELL’INFIAMMAZIONE BRONCHIALE E RIMODELLAMENTO NELLA TOSSE CRONICA |
J Allergy Clin Immunol. 2005 Sep; 116(3): 565-570
Da Toracic Medicine, National Heart and Lung Istitute, Imperial College
|
E’ chiaro come la tosse cronica sia il risultato di un’asma bronchiale o di patologie non asmatiche, ma non altrettanto chiaro è se esistono specifici cambiamenti infiammatori o di rimodellamento.
Gli Autori nell’articolo hanno studiato i cambiamenti della mucosa bronchiale in pazienti con tosse da causa asmatica e in pazienti con tosse da cause non asmatiche.
Tutti i Pazienti con tosse cronica ( di cui 33 per cause non asmatiche, ovvero: 6 con gocciolamento retronasale/rinite, 5 con reflusso gastroesofageo, 3 con bronchiectasie, infine 19 con tosse idiopatica e i 14 pazienti asmatici) insieme a 15 controlli in buona salute, furono sottoposti a fibrobroncoscopia. Fu così valuta la morfologia delle biopsie bronchiali e la sensibilità alla capsaicina. Si evidenziò che, rispetto ai controlli, gli eosinofili ed i neutrofili della sottomucosa erano aumentati nei pazienti con tosse asmatica e lo erano anche le mast-cell nella sottomucosa dei pazienti con tosse non asmatica. Lo spessore della membrana sottobasale, l’area delle globet cell, la vascolarizzazione e le dimensioni vascolari erano anch’esse aumentate in entrambi i gruppi. L’area dei muscoli lisci era più alta solamente nei pazienti con tosse non asmatica. La sensibilità alla tosse era accresciuta nei pazienti con tosse non asmatica rispetto ai controlli e ai pazienti con tosse asmatica. Il grado di iperplasia delle globet cell e la perdita epiteliale si correlava positivamente con la sensibilità alla tosse nei pazienti con tosse non asmatica.
In conclusione, le caratteristiche del rimodellamento della parete bronchiale erano prominenti nelle vie aeree dei pazienti con tosse da cause non asmatiche così come nei pazienti con tosse da causa asmatica. Queste caratteristiche erano collegate alla tosse cronica piuttosto ché all’asma. L’iperplasia delle mast cell, piuttosto ché l’eosinofilia era distintiva invece nei pazienti con tosse da causa non asmatica.
|
|
| ESPOSIZIONE AMBIENTALE INFANTILE AL FUMO DI TABACCO E SINTOMI RESPIRATORI CRONICI IN ADULTI NON FUMATORI: LO STUDIO SINGAPORE-CINESE |
Thorax 2005 Aug 30;
National Institute of Enviromental Health Sciences, National Institutes of Health, United States
|
L’esposizione ambientale infantile al fumo di tabacco è stato ampiamente associato a malattie respiratorie infantili; meno dati indirizzano agli effetti sull’adulto.
Lo studio in questione ha esaminato l’esposizione infantile al fumo di tabacco ambientale, in relazione alla tosse cronica, al flemma ed alla diagnosi di asma, in individui che non avevano mai fumato da una coorte di abitanti di Singapore di etnia cinese, di età compresa tra 45 e 74 anni, arruolati dal 1993 al 1998. Dal 1999 al 2004 i soggetti furono intervistati riguardo l’esposizione ambientale al fumo di tabacco, prima e dopo, l’età di 18 anni e la presenza e la durata di sintomi attuali di tosse cronica, produzione di flemma e diagnosi di asma.
Risultò che dei 35.000 non fumatori, una minoranza avevano avuto una madre fumatrice (19%) rispetto al padre (48). Sebbene pochi soggetti attualmente vivessero (20%) o lavorassero (4%) con fumatori, il 65% risultavano essere stati quotidianamente in contatto con un fumatore prima dell’età dei 18 anni. Il fatto di essere stati esposti quotidianamente ad un fumatore prima dell’età dei 18 anni aumentava la quota di chi presentava tosse secca cronica (149 casi) e, in quantità minore, di flemma, dopo aggiustamento per età, sesso, gruppo dialettale ed esposizione attuale o passata a fumatori in ambito domestico e lavorativo dopo l’età di 18 anni.
Le associazioni erano più forti con l’esposizione ad un numero più alto di fumatori nell’infanzia. Non fu riscontrata alcuna associazione con l’asma e la bronchite cronica. Gli Autori riscontrarono una suggestiva evidenza di una associazione più forte tra soggetti con una più bassa introduzione adulta di fibre, la quale, in precedenza, era stata riscontrata di esercitare un fattore protettivo per la comparsa di sintomi respiratori.
In conclusione, in questo ampio studio su soggetti che non avevano mai fumato e che avevano vissuto con fumatori nell’infanzia, ha mostrato un’associazione con la comparsa di tosse cronica secca e flemma nell’età adulta, indipendentemente da una successiva esposizione ambientale al fumo di tabacco.
|
|
| EZIOLOGIA DELLA TOSSE CRONICA: UN ESAME DELLE CORRENTI TEORIE PER GLI OTORINOLARINGOIATRI |
J Laryngol Otol. 2005 Jul; 119(7). 507-517
Departiment of Otorhinolaryngoloogy, Head and Neck Surgery, University Hospital, Nottingham, UK
|
La maggior parte degli studi concorda che la Sindrome Post Nasal Drip, l’asma, il reflusso gastroesofageo ed il reflusso laringofaringeo rappresentano le cause più frequenti di tosse cronica in pazienti immunocompetenti, non fumatori, che non assumono Ace-inibitori.
Non è stato trovato invece alcun test diagnostico per definire quelli che sono affetti da post nasal drip (PNDS), se non una risposta agli antistaminici di prima generazione. L’esame delle evidenze disponibili suggerisce che la stimolazione meccanica della faringe da parte del muco non rappresenta un’adeguata teoria per lo stimolo della tosse.
I mediatori dell’infiammazione nelle basse vie aeree sono aumentati nella PNDS, nella “tosse variante asma” e nel reflusso gastroesofageo e la teoria che un processo infiammatorio interessi “una via aerea”, è una teoria plausibile. La malattia nasale, più frequentemente sfocia in una tosse dal coinvolgimento delle basse vie aeree attraverso un sentiero sino ad ora indefinito, inoltre la mediazione degli eosinofili e delle mast cellule appare un meccanismo plausibile.
|
|
| I MECCANISMI DELLA TOSSE CRONICA |
Lee LY, Undem BJ
Tratto da Pulm Pharmacol Ther. 2004; 17(6): 463-464
a cura di A. Giannuzzi
|
La tosse cronica ed incontrollabile è uno dei più frequenti e debilitanti sintomi che si riscontrano nei pazienti con malattie croniche delle vie aeree.
Il trauma fisico e le irritazioni di una tosse cronica sulla mucosa delle vie aeree e sui muscoli respiratori possono ulteriormente peggiorare il processo di deterioramento delle malattie delle vie aeree. In questo articolo l’attenzione è principalmente focalizzata sugli effetti della tosse cronica sulle cellule con funzione strutturale e protettiva della mucosa bronchiale, sui meccanismi che sono alla base della ipersensibilità della tosse e sui nuovi bersagli nello sviluppo dei farmaci antitussigeni.
Una importante enfasi si è sviluppata con il riscontro di una plasticità neuronale dei siti centrali e periferici delle fibre che mediano il riflesso della tosse, ed è discusso il suo potenziale ruolo nello sviluppo della tosse cronica. Sono così emerse un gran numero di nuove ed importanti domande inerenti i meccanismi fisiologici e farmacologici che sono alla base della tosse cronica. Sono richiesti però ulteriori studi per rispondere a queste domande, i quali condurrebbero ad una maggiore conoscenza dei meccanismi patogenetici della tosse cronica ed allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
|
|
| FARMACI PER SOPPRIMERE LA TOSSE |
Chung KF
Tratto da Expert Opin Investig Drugs. 2005 Jan; 14 (1): 19-27
A cura di A. Giannuzzi
|
La tosse è un importante riflesso difensivo delle vie aeree ed è anche un sintomo molto frequente di malattia respiratoria. La tosse che si presenta dopo infezioni virali è tipicamente transitoria ma diventa persistente quando è associata a condizioni quali l’asma, la rinosinusite, il reflusso gastro-esofageo, la broncopneumopatia cronica ostruttiva ed il tumore polmonare.
La tosse persistente può essere conseguente alla sensibilizzazione periferica e/o centrale dei riflessi della tosse avviati dai recettori tussigeni, dai recettori a rapido adattamento ovvero dai nocicettori. La terapia diretta a condizioni associate quali l’asma (con anti-infiammatori) e reflusso gastro-esofageo (con inibitori della pompa protonica), migliora la tosse. C’è tuttavia la necessità di utilizzare farmaci che sopprimano l’attività neuronale della tosse (terminazioni non specifiche), perché i trattamenti mirati alla/e causa/e cliniche che scatenano la tosse (terminazioni specifiche), potrebbero non essere efficaci. I più efficaci antitussigeni indiretti sono gli oppioidi, quali la morfina, la codeina, la folcodina, ma questi inducono, dall’altro lato, effetti quali la sonnolenza, la nausea, la stitichezza e la dipendenza fisica. Gli oppioidi, quali gli agonisti dei recettori kappa e delta, i non oppioidi, quali la nocicettina, gli antagonisti del recettore della neurochinina e della bradichinina, i cannabinoidi, gli antagonisti del recettore-1 vanilloide, i bloccanti dei canali Na-dipendenti e i canali attivatori la conduttanza al calcio potassio-dipendenti dei nervi afferenti possono rappresentare i nuovi antitussigeni.
|
|
INDAGINI E TRATTAMENTO DELLA TOSSE CRONICA UTILIZZANDO UN ALGORITMO BASATO SULLE PROBABILITA’
|
Kastelik JA, Ojoo JC, Thompson RH, Redington AE, Morice AH
Tratto da Eur Respir J 2005 Feb; 25(2) : 235-243
A cura di A. Giannuzzi
|
La tosse cronica è un sintomo comune e molesto. Nella gestione della tosse cronica è stato sviluppato un nuovo algoritmo, in cui una valutazione di probabilità cliniche di malattia determina la necessità o meno di procedere con le indagini.
In questo studio sono state valutate in prospettiva le performance di questo algoritmo nella pratica clinica. Lo studio si è basato su un totale di 131 pazienti (di cui 86 donne), consecutivamente afferiti per tosse, come sintomo principale, presente da più di otto settimane. L’età media era 60 anni (16-88) e la tosse era presente da 5.9 anni (0.2-65).
Una causa di tosse era stata individuata nel 93% dei casi. La causa più frequentemente diagnosticata era stata l’asma (24% dei casi), poi il reflusso gastro-esofageo (22% dei casi), la tosse post-virale (8%dei casi), le bronchiectasie (8% dei casi) e le interstiziopatie (8% dei casi). Innanzitutto la malattia polmonare primitiva era significativamente la più probabile in pazienti con tosse produttiva e in pazienti con una lastra del torace non nella norma. Solo in una piccola proporzione di pazienti (< 8% dei casi) si avevano cause multiple di tosse. La probabilità di una terapia partiva sulle basi di un alto sospetto clinico o di asma, o di reflusso gastro-esofageo oppure di rinite, con probabilità di successo terapeutico nel 74% dei casi.
Complessivamente, il 26% dei pazienti erano stati gestiti con successo senza necessità di alcuna forma di indagine, ad eccezione della spirometria e della lastra del torace. L’uso dell’algoritmo esitava nell’identificazione della causa di tosse e nel successo terapeutico nella maggioranza dei casi. Si è concluso, così, che questo protocollo presentava la potenzialità di migliorare la gestione del paziente con tosse nel fornire un approccio strutturato, nel ridurre il numero degli esami diagnostici richiesti e nel minimizzare i non necessari ritardi per la terapia.
|
|
| L’influenza del reflusso gastroesofageo e del suo trattamento sulla tosse degli asmatici |
Bocskei C, Viczian M, Bocskei R, Horvarth I
Tratto da Lung 2005; 183 (1):53-62
A cura di A Giannuzzi
|
Il reflusso gastroesofageo è una causa nota di tosse cronica ed è anche implicato nel peggioramento dell’asma.
Gli Autori hanno condotto uno studio prospettico per esaminare il significato clinico della malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) nei pazienti asmatici con tosse cronica per analizzare la relazione temporale tra gli eventi di reflusso e la tosse, l’effetto della terapia con esomeprazolo sui sintomi respiratori e la funzione polmonare di questi pazienti.
Sono stati considerati 126 pazienti asmatici, che presentavano tosse secca; la diagnosi di GERD era basata sui tipici sintomi che caratterizzano la malattia e sull’efficacia del test terapeutico oppure sul monitoraggio del pH. I Pazienti non affetti da GERD ( pH negativi) costituivano il gruppo di controllo.
I risultati del monitoraggio del pH hanno evidenziato che il 64% degli episodi di tosse erano correlati al reflusso acido ed il 91% degli eventi di reflusso precedevano la tosse.
Il trattamento con esomeprazolo (40 mg al giorno per 3 mesi) non solamente riduceva i sintomi di GERD ma anche migliorava l’asma come risultato del FEV1 basale, inoltre aumentavano significativamente i valori del PEF insieme ad una riduzione della gravità dei sintomi ed un ridotto utilizzo dei farmaci al bisogno.
Nella maggior parte dei pazienti inclusi in un prolungamento dello studio per altri tre mesi, la dose degli steroidi inalati poteva essere ridotta con una terapia prolungata della GERD.
I dati dello studio hanno dimostrato quindi che gli eventi di reflusso precedevano la tosse nella maggior parte dei casi e che il trattamento della GERD esitava in un miglioramento dell’asma, suggerendo così che la GERD influiva sull’asma peggiorandolo, mentre il suo trattamento è di importanza clinica nella gestione efficace questi pazienti.
|
|
| Fumo passivo e salute respiratoria dei bambini |
Strumylate L, Kregzdyte R, Vaitkaitiene E
Institute for Biomedical Research, Kaunas University of Medicine, Eiveniu 4, 50009 Kaunas, Lithuania
Tratto da: Medicina (Kaunas) 2005; 41(4): 348-354
A cura di A Giannuzzi
|
E’ noto come il fumo passivo sia un rischio per lo sviluppo di malattie respiratorie nel bambino.
Alcuni Autori segnalano nei bambini esposti al fumo passivo una ridotta funzionalità polmonare.
Lo scopo dello studio è stato quello di valutare la prevalenza dell’esposizione al fumo passivo e la sua relazione con la salute respiratoria dei bambini di Kaunas.
Nel periodo 1998-2000 è stato condotto uno studio che ha coinvolto 20 giardini d’infanzia di Kaunas, in particolare sono stati valutati 594 bambini (di cui 356 maschi e 238 femmine) di età tra i 6-7 anni.
I genitori dei bambini compilavano un questionario dello “Studio Svizzero sui Sintomi Allergici e Respiratori Infantili Rispetto l’Inquinamento Aereo” elaborato sulle basi dello “Studio Internazionale dell’Asma e delle Allergie nell’Infanzia”.
L’esposizione al fumo passivo era determinata dalla risposta “ogni giorno” oppure “qualche volta” alla domanda “quanto spesso il tuo bimbo soggiorna dove qualcuno fuma?”.
Furono valutati vari parametri funzionali respiratori (FVC, FEV1, FEV1/FVC, FEF25, FEF50, FEF75, PEF), e risultò un dato pari al 58.6%-69.2% a seconda del giardino d’infanzia.
Più dei 2/5 dei bambini erano esposti al fumo passivo in casa.
Fu riscontrata tosse persistente per almeno 4 settimane durante l’ultimo anno nel 24.5% dei bimbi esposti al fumo passivo e nel 16.9% di quelli non esposti (p<0.05).
Fu riscontrato, ancora, respiro sibilante nella storia clinica nel 43% dei casi e nel 27% dei bimbi del gruppo di controllo (p>0.05) ed una significativa prevalenza di starnuti e naso che cola/naso chiuso nei bambini non raffreddati tra i bimbi con e senza esposizione al fumo passivo (46.6% e 36% rispettivamente, p<0.05). Le bambine esposte presentavano un FEF25, FEF50, FEF75 e PEF significativamente più basso rispetto alle bambine non esposte al fumo passivo.
Analisi di regressione multipla che includevano varie variabili, quali il fumo passivo, una storia familiare di allergie, madre fumatrice durante la gravidanza, stufe a gas ed animali domestici in stanza hanno evidenziato che il FEF25 ed il FEF50 nelle ragazze era correlato al fumo passivo.
Lo studio ha perciò dimostrato che più dei 2/5 dei bambini erano esposti al fumo passivo e che in questi si evidenziava un aumento della prevalenza di tosse cronica, respiro sibilante, naso che cola e strarnuti in assenza di raffreddore; il fumo passivo era anche altresì correlato ad una ridotta funzionalità polmonare, specialmente il flusso delle piccole vie aeree.
|
|
Tosse acuta e cronica
|
McGarvey LP, Nishino T
Department of Medicine, The Queen’s University of Belfast, Grosvenor Road, Belfast BT126BJ, N Ireland, UK
Tratto da: Pulm Pharmacol Ther 2004; 17(6): 351-354
A cura di A Giannuzzi
|
Generalmente c’è la tendenza all’automedicazione della tosse acuta, è quando questa assume carattere di cronicità che si ricorre alle cure mediche.
Non è noto perché i pazienti tossiscano in corso di infezione del tratto respiratorio superiore, sebbene l’interesse sia stato focalizzato su come i virus possano influenzare la funzione nervosa delle vie aeree e contribuire ad incrementare la sensibilità del riflesso della tosse.
Non è noto, ancora, perché alcuni pazienti sviluppino una tosse persistente dopo un episodio di infezione virale delle prime vie aeree, meglio nota è la conoscenza delle cause e dei fattori aggravanti della tosse cronica, anche se non c’è un generale accordo su quale sia la gestione migliore di questi pazienti.
L’asma, la malattia da reflusso gastroesofageo e la rinite sono frequentemente associate alla tosse cronica, sebbene sia scarsamente considerato l’impatto delle malattie infiammatorie e della fibrosi polmonare.
Lo sviluppo di trattamenti efficaci per la tosse resta una sfida che richiede la collaborazione di clinici, scienziati ed industrie farmaceutiche.
|
|
Prevalenza di sintomi respiratori, ridotta funzione polmonare e sensibilizzazione allergica in un gruppo di poliziotti addetti al traffico esposti all’inquinamento urbano
|
Proietti L, Mastruzzo C, Palermo F, Vancherri C, Lisitano N, Crimi N
Dipartimento di Medicina Specialistica, Istituto Malattie Apparato Respiratorio Università degli Studi di Catania
Tratto da: Med. Lav 2005 Jan-Feb; 96(1): 24-32
A cura di A Giannuzzi
|
I fattori ambientali giocano un ruolo critico nello sviluppo di malattie respiratorie allergiche, quali l’asma e la rinite. In particolare, dibattuto è il ruolo dell’inquinamento urbano nella patogenesi di queste malattie.
Lo scopo di questo studio è stato quello di indagare se soggetti con una ben definita storia lavorativa di esposizione ai fumi del traffico stradale presentassero una aumentata prevalenza di sintomi respiratori, quali bronchite cronica (tosse), asma (respiro sibilante) e sensibilizzazione allergica ai più frequenti allergeni ed una ridotta funzione polmonare rispetto ad un gruppo di controllo non esposto.
Lo studio è stato condotto su 484 soggetti della polizia stradale di Catania (465 uomini e 19 donne), con un’età media di 457.9 anni, suddivisi in tre gruppi: il primo gruppo comprendeva poliziotti addetti alla direzione del traffico, il secondo gruppo poliziotti che lavoravano in uffici amministrativi, infine il terzo gruppo comprendeva quelli che non rientravano nei precedenti gruppi.
Nel primo gruppo furono considerati “veramente esposti” i soggetti assegnati alla direzione del traffico negli ultimi otto anni; ugualmente nel secondo gruppo, quello dei “non esposti”, furono annoverati gli impiegati in uffici negli ultimi otto anni.
L’analisi statistica ha mostrato una significativa differenza nell’età media tra i due gruppi “esposti” e “non esposti” (p<0.01). Gli esposti mostravano una maggiore prevalenza di sintomi (tosse, respiro sibilante e dispnea) ed una positività allergica dei test cutanei rispetto ai non esposti, tuttavia non si raggiungeva una significatività statistica.
Le alterazioni dei test di funzionalità respiratoria furono più frequenti nei non esposti (14.3%) rispetto al gruppo degli esposti (9.6%). La maggiore prevalenza di tosse, dispnea e respiro sibilante fu individuata nei fumatori rispetto ai non fumatori e agli ex fumatori di ogni gruppo.
Anche se lo studio ha dimostrato una maggiore prevalenza di sintomi respiratori e di sensibilizzazione allergica nei poliziotti addetti al traffico rispetto ai poliziotti non esposti, questa tuttavia non raggiunge la significatività statistica.
Probabilmente sono necessari studi epidemiologici su campioni più numerosi per meglio comprendere il ruolo dell’inquinamento cittadino nell’indurre malattie respiratorie allergiche
|
|
TOSSE NELL’ASMA E NELLA BRONCHITE EOSINOFILA
P V Dicpinigaitis |
Tratto da Thorax 2004; 59: 71-72
A cura di A Giannuzzi |
L’eosinofilia delle vie aeree e la tosse possono associarsi all’asma ed alla bronchite eosinofila non-asmatica.
Se la tosse variante asma e la bronchite eosinofila sono entità distinte oppure uno spettro patofisiologico necessita di ulteriori esami. |
|
TOSSE CRONICA E REFLUSSO GASTROESOFAGEO
G A Fontana, M Pistolesi |
Tratto da Thorax 2003; 58: 1092-1095
A cura di A. Giannuzzi |
Il reflusso gastroesofageo è una delle cause piu frequenti di tosse cronica: da solo o in combinazione con altre condizioni, quali il gocciolamento retronasale e/o l’asma è causa di tosse cronica in una percentuale compresa tra il 10 e il 40% dei pazienti adulti.
Il meccanismo patogenetico che ne determina la tosse dipende da due meccanismi: la microaspirazione di contenuto gastrico ed il riflesso vagale esofago-tracheobronchiale.
L’associazione tra tosse e reflusso gastroesofageo può essere sospettato quando la tosse è esacerbata dai cambiamenti posturali e dal pasto.
La significativa esposizione dell’esofago distale agli acidi si verifica dopo l’assunzione di moderate quantità d’alcool; anche dei farmaci possono favorire il reflusso, per esempio abbassando la pressione dello sfintere esofageo inferiore e causando un danno alla mucosa esofagea, quali la teofillina, i farmaci antinfiammatori non steroidei, l’acido ascorbico.
Cibo contenente xantine può contribuire ad incrementare gli episodi di reflusso gastroesofageo con lo stesso meccanismo della teofillina.
Tra le procedure diagnostiche per evidenziare un reflusso gastroesofageo si annoverano la radiografia con bario, il test di Bernstein, l’esame endoscopico, ma il test più sensibile e specifico è la pH-metria delle 24 ore.
La terapia del reflusso gastroesofageo dovrebbe essere diretta a ridurre sia il numero degli eventi reflussivi, sia a modificare le caratteristiche chimiche del materiale refluito.
Di beneficio sono anche norme comportamentali e l’astinenza da alcuni alimenti, quali l’alcool, la cioccolata, la menta, gli agrumi, il caffè.
Il trattamento farmacologico si basa sull’uso degli antagonisti dei recettori H2, di agenti procinetici, ma soprattutto di inibitori della pompa protonica.
La terapia chirurgica è indicata nei pazienti che presentano aspirazione ricorrente ed in quei pazienti dove, nonostante una adeguata terapia medica, i sintomi persistano.
In generale il trattamento necessita di essere personalizzato per venire incontro alle specifiche necessità di ogni paziente. Il fallimento del trattamento terapeutico dovrebbe essere preso in considerazione, avendo escluso altre cause di tosse, quando la tosse persista dopo un adeguato dosaggio terapeutico con inibitori di pompa protonica, eseguito per un periodo di tempo sufficientemente lungo. |
|
TOSSE CRONICA NEI BAMBINI
J C de Jongste, M D Shields |
Tratto da Thorax 2003; 58: 998-1003
A cura di A. Giannuzzi |
La tosse cronica è un problema comune nell' infanzia. Le infezioni virali rappresentano la causa prevalente di tosse e classicamente si manifestano con attacchi di tosse associati a bronchiti; queste infezioni virali del tratto respiratorio superiore sono frequenti in inverno e possono succedersi una all’altra, dando l’impressione di una tosse cronica persistente.
Alcune infezioni causano poi periodi prolungati di tosse ( la cosiddetta tosse “post infezione” o “post virale) ed alcune infezioni virali o batteri atipici possono indurre una sindrome tussigena pertussoide, quali: Clamydia, ciytomegalovirus, adenovirus, ureaplasma urealytica.
Dovrebbe poi essere considerata anche la possibilità di un’infezione tubercolare.
Se le infezioni delle vie aeree si presentano con particolare severità e/o frequenza, si dovrebbero escludere condizioni quali il deficit di sottoclasse di IgG e il deficit di IgA, oppure le sindromi da disfunzione granulocitaria.
Se l’infezione delle vie aeree si accompagna a difetto nello sviluppo, si dovrebbe sospettare la fibrosi cistica.
Altre cause di tosse cronica nel bambino sono rappresentate dall’asma, dalla “tosse variante asma”, dal gocciolamento retronasale, dalla tosse psicogena e dal reflusso gastroesofageo.
Ci sono bambini poi che presentano tosse cronica in seguito a gravi condizioni polmonari: la bronchite cronica, il deficit di 1 antitripsina, la discinesia ciliare, le anormalità anatomiche congenite e l’aspirazione polmonare. |
|
TOSSE CRONICA NEGLI ADULTI
A H Morice, J A Kastelik |
Tratto da Thorax 2003; 58: 901-907
A cura di A. Giannuzzi |
La tosse cronica rappresenta un frequente problema diagnostico e terapeutico.
Il sintomo interessa una percentuale variabile tra il 3 ed il 40% della popolazione, determinando un marcato deterioramento della qualità di vita nei soggetti che ne sono affetti.
Nel determinismo della possibile eziologia della tosse è importante distinguere la durata. Classicamente la tosse che persisteva per meno di tre settimane era considerata acuta, mentre quella che persisteva oltre le tre settimane era definita come cronica; negli ultimi anni invece c’è la tendenza a classificare come cronica la tosse che perdura oltre le otto settimane ed il termine “tosse subacuta” è utilizzato per indicare una tosse che dura tra le 3 e le 8 settimane.
Una diagnosi accurata è il presupposto per un trattamento efficace e si verifica nell’80% dei casi, questo dato si differenzia marcatamente con l’esperienza in cliniche non specialistiche: il motivo principale di questa differenza è nel non considerare le possibili cause della tosse che risiedono al di fuori del tratto respiratorio inferiore.
Circa venti anni fa Irwin e Colleghi suggerirono un protocollo diagnostico di tipo “anatomico” nello studio dei pazienti con tosse cronica. Da allora le conoscenze sulle cause e sui meccanismi che scatenano la tosse si sono notevolmente evolute, rimane tuttavia valido il concetto di un percorso diagnostico logico.
Le cause più frequenti di tosse cronica sono tre e rappresentano la cosiddetta “triade diagnostica” che sottintende la schiacciante maggioranza delle cause di tosse cronica, sono: l’asma, il reflusso gastroesofageo ed il gocciolamento retronasale.
Palombini e Colleghi appurarono nel 1999 che in più del 60% dei casi, utilizzando più di 12 differenti procedure diagnostiche, si riscontravano cause multiple di tosse.
O’Connell e Colleghi furono i primi a suggerire un approccio diverso dal Protocollo Anatomico, un approccio basato sul trattamento empirico della tosse che poteva comportare una migliorata resa diagnostica, ma studi più recenti hanno individuato ulteriori cause di tosse cronica, precedentemente non note, quali la bronchite eosinofila, la tracheobronchite eosinofila e la dismotilità esofagea.
Ci sono poi numerose altre condizioni che possono scatenare tosse cronica, quale la bronchite cronica, la fibrosi polmonare, le bronchiectasie, l’uso di ACE inibitori, le esposizioni occupazionali, le infezioni respiratorie, per esempio quelle sostenute dalla Bordetella; ed ancora patologie sistemiche, quali le malattie autoimmunitarie e le vasculopatie. |
|
| 
|
 |